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    <title>a29a236d</title>
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    <item>
      <title>Affidamento condiviso non significa tempi paritari: il chiarimento della Cassazione</title>
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&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ﻿
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      
           Molti genitori che si separano credono che l'affidamento condiviso imponga automaticamente una divisione uguale dei giorni trascorsi con i figli. Un'ordinanza recente della Corte di Cassazione chiarisce, ancora una volta, che non è così.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L'affidamento condiviso è oggi la forma ordinaria di affidamento nel nostro ordinamento: salvo situazioni particolari, i figli vengono affidati a entrambi i genitori, che continuano ad esercitare congiuntamente la responsabilità genitoriale. Ciò significa che le decisioni più rilevanti per la vita del figlio — scuola, salute, attività, scelte educative — devono essere prese di comune accordo, e che entrambi devono essere presenti, in modo stabile, nella sua crescita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Affidamento condiviso e collocamento paritario sono però concetti distinti. Nella pratica, anche quando il figlio è affidato a entrambi, il giudice — o i genitori nell'accordo — individua di norma un genitore presso cui il minore vive per la maggior parte del tempo: il cosiddetto genitore collocatario. L'altro genitore avrà tempi di frequentazione definiti con precisione (pomeriggi infrasettimanali, fine settimana alternati, vacanze), ma non è affatto necessario che il calendario sia diviso esattamente a metà.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con l'ordinanza n. 25403 del 16 settembre 2025, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio di grande rilievo pratico: l'affidamento condiviso non comporta automaticamente una ripartizione paritaria dei tempi di vita del minore con ciascun genitore. Il caso riguardava una coppia non coniugata e una bambina di neppure 2 anni. Il Tribunale di Roma aveva disposto l'affidamento condiviso con collocamento prevalente presso la madre; il padre aveva impugnato la decisione chiedendo un regime paritario, lamentando la violazione del principio di bigenitorialità. La Corte d'Appello prima, e la Cassazione poi, hanno respinto le sue istanze, chiarendo che
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           il giudice può legittimamente discostarsi dalla ripartizione paritaria dei tempi qualora questa non corrisponda al superiore interesse del minore, tenuto conto della sua età, della sua storia familiare e dell'ambiente in cui è cresciuto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel caso in esame, la bambina aveva meno di due anni. La Corte ha ritenuto che sradicarla dall'ambiente in cui era sempre vissuta con la madre avrebbe potuto comprometterne la stabilità psicologica, indipendentemente dall'adeguatezza del padre — riconosciuto genitore capace e affettuoso. La Corte d'Appello aveva del resto progressivamente ampliato i tempi di frequentazione paterni: pomeriggi infrasettimanali, week-end alterni, vacanze e festività equamente ripartite. La bigenitorialità, nella sua sostanza, era stata pienamente garantita.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questa pronuncia conferma un orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il genitore che chiede il collocamento paritario non può limitarsi a invocare il principio di bigenitorialità: deve dimostrare che tale soluzione corrisponde all'interesse concreto del figlio, tenuto conto della sua età, delle sue abitudini e della storia familiare.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per i bambini piccoli, la continuità del legame primario di attaccamento tende a prevalere sull'esigenza di simmetria dei tempi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Un collocamento prevalente presso uno dei genitori non lede, di per sé, il diritto dell'altro alla relazione con il figlio, purché i tempi di frequentazione siano adeguati e progressivamente calibrati sulla crescita del minore. In questo percorso, le valutazioni della consulenza tecnica d'ufficio (CTU) rivestono spesso un ruolo decisivo: il riconoscimento della qualità genitoriale di entrambi è il presupposto che consente al giudice di ampliare i tempi del genitore non collocatario.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il messaggio della Corte è netto:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ciò che conta non è la simmetria aritmetica dei tempi, ma la qualità e la continuità del legame con entrambi i genitori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 13 May 2026 11:11:38 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Impugnazione del testamento per incapacità: i criteri della giurisprudenza e la decisione del Tribunale di Treviso</title>
      <link>https://www.studiolegalefabrispea.it/impugnazione-del-testamento-per-incapacita-i-criteri-della-giurisprudenza-e-la-decisione-del-tribunale-di-treviso</link>
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&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il nostro Studio Legale ha recentemente seguito un procedimento avanti al Tribunale di Treviso (sentenza n. 1345/2025), relativo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           all’impugnazione di un testamento olografo per presunta incapacità della testatrice
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           L’esito del giudizio ha confermato la validità delle disposizioni testamentarie e la posizione del nostro assistito, nominato erede universale, offrendo al contempo un’importante riaffermazione dei rigorosi criteri richiesti dalla giurisprudenza in materia di annullamento del testamento. Si tratta di una decisione di particolare interesse nell’ambito del diritto delle successioni e del contenzioso ereditario.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La vicenda trae origine dalla pubblicazione di un testamento olografo redatto da una signora vedova e priva di figli, che aveva disposto l’intero patrimonio a favore del nipote. La sorella della defunta ha promosso un’azione giudiziaria per ottenere l’annullamento del testamento, sostenendo sia una presunta incapacità giuridica sia una incapacità naturale della testatrice al momento della redazione dell’atto. Il caso si inserisce nel tipico ambito delle cause ereditarie e delle controversie tra eredi, in cui spesso si discute della validità del testamento e della reale volontà del de cuius.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           L'impugnazione si fondava su un duplice presupposto, invocando l'applicazione dell'articolo 591 del Codice Civile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , che disciplina i casi di incapacità di testare:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ol&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Incapacità da interdizione
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             (art. 591, c. 2, n. 2 c.c.): L'attrice sosteneva che un provvedimento di "curatela" emesso dalle autorità svizzere, dove la de cuius risiedeva al momento della redazione del testamento, fosse equiparabile a una sentenza di interdizione, privando così la testatrice della capacità di disporre validamente delle proprie sostanze per testamento.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Incapacità naturale
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (art. 591, c. 2, n. 3 c.c.): In subordine, si asseriva che la testatrice, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, versasse in uno stato di incapacità di intendere e di volere, tale da viziare il suo consenso.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ol&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Treviso, accogliendo integralmente la linea difensiva del nostro Studio Legale, ha escluso entrambe le ipotesi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , ribadendo un principio fondamentale per chi si occupa di diritto successorio:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non tutte le misure di protezione della persona comportano incapacità di testare
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In particolare, il giudice ha chiarito che la curatela svizzera non limitava l’esercizio dei diritti civili della beneficiaria e che l’amministrazione di sostegno disposta al suo rientro in Italia non incideva sulla possibilità di compiere i c.d. atti personalissimi, tra cui rientra il testamento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Anche alla luce dell’art. 409 c.c., la testatrice conservava la piena capacità di disporre delle proprie sostanze. Questo passaggio è di grande rilievo per chi si occupa di amministrazione di sostegno e testamento, poiché conferma che tale misura non determina automaticamente incapacità testamentaria.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il punto centrale della controversia riguardava tuttavia la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           presunta incapacità naturale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sul punto, la sentenza si pone in linea con l’orientamento costante della Corte di Cassazione in tema di annullamento del testamento per incapacità naturale, secondo cui
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non è sufficiente dimostrare una generica alterazione delle facoltà mentali, ma è necessario provare che il testatore fosse, al momento esatto della redazione, totalmente privo della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . La capacità rappresenta la regola, mentre l’incapacità costituisce un’eccezione che deve essere dimostrata con prova rigorosa.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel caso concreto, il Tribunale ha ritenuto che tale prova non fosse stata fornita. I provvedimenti giudiziari prodotti in atti evidenziavano soltanto la necessità di un supporto nella gestione patrimoniale e non uno stato di incapacità totale. Le testimonianze, che descrivevano la testatrice come talvolta confusa o disorientata, sono state considerate generiche e inidonee, in quanto prive di riferimenti precisi al momento della redazione del testamento. Anche i richiami a un deterioramento cognitivo legato all’età non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare l’assoluta incapacità richiesta dalla legge.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La decisione riafferma con forza il principio del favor testamenti
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , cardine del diritto delle successioni, secondo cui l’ordinamento tende a preservare la volontà del defunto e la validità del testamento. L’annullamento del testamento costituisce infatti una misura eccezionale, che può essere accolta solo in presenza di prove concrete, specifiche e inequivocabili. Questo orientamento è particolarmente rilevante per chi si trova ad affrontare una impugnazione di testamento o una causa ereditaria, poiché evidenzia quanto sia complesso ottenere una declaratoria di nullità o annullamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La vittoria ottenuta dal nostro Studio Legale a Treviso rappresenta non solo un importante successo processuale, ma anche la conferma della corretta tutela della volontà testamentaria e dei diritti dell’erede.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 13:34:00 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>La rivalutazione ISTAT dell'assegno di mantenimento: un aspetto troppo spesso sottovalutato e dimenticato</title>
      <link>https://www.studiolegalefabrispea.it/la-rivalutazione-istat-dell-assegno-di-mantenimento-un-aspetto-troppo-spesso-sottovalutato-e-dimenticato</link>
      <description>Guida pratica alla rivalutazione annuale dell'assegno e al recupero degli arretrati</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Guida pratica alla rivalutazione annuale e al recupero degli arretrati
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/14425d92/dms3rep/multi/immagine+articolo+rivalutazione.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h1&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rivalutazione dell’assegno di mantenimento
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h1&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quando un Tribunale stabilisce un assegno di mantenimento – per i figli, per il coniuge separato o a titolo di assegno divorzile – fissa una somma in un preciso momento storico. Col passare degli anni, però, il costo della vita aumenta e quella cifra, se resta ferma, perde potere d’acquisto.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per evitare che l’assegno venga eroso dall’inflazione e diventi “troppo leggero” rispetto alle esigenze che deve coprire, il nostro ordinamento prevede la
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rivalutazione monetaria
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , cioè un meccanismo di adeguamento nel tempo, legato all’inflazione. In questo modo si cerca di mantenere stabile, per quanto possibile, il valore reale di quanto viene versato ogni mese.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Che cos’è, in pratica, la rivalutazione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La rivalutazione non è un aumento “discrezionale” deciso dal giudice o chiesto dal beneficiario per avere di più. È un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           adeguamento tecnico
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che serve solo a neutralizzare la svalutazione della moneta.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per i figli, la legge prevede espressamente che l’assegno sia
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           automaticamente adeguato
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            agli indici ISTAT, salvo che il giudice (o le parti) indichino un altro parametro, purché non meno favorevole.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per l
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           ’assegno di mantenimento del coniuge
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            separato e per l’assegno divorzile, la regola è analoga: l’importo va rivalutato almeno in base agli indici di svalutazione monetaria, anche quando il provvedimento non lo dice in modo esplicito,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           salvo che dalla parte motiva della sentenza non si intenda che il Giudice abbia voluto omettere il meccanismo rivalutativo per motivate ragioni di iniquità
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Quali indici si usano
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il riferimento più frequente è l’
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , che misura l’andamento del costo della vita.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In concreto, il meccanismo funziona così: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             si prende l’importo dell’assegno stabilito dal tribunale (o dall’accordo omologato);
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             si applica annualmente la variazione percentuale dell’indice ISTAT prescelto (di regola il FOI), rispetto all’anno di riferimento;
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            si ottiene così il nuovo importo, che l’obbligato è tenuto a versare a partire dal mese in cui scatta l’adeguamento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il giudice o le parti possono anche indicare un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           indice diverso
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (sempre oggettivo e verificabile), ma non è ammesso, soprattutto per i figli, un criterio che porti a una tutela inferiore rispetto a quella garantita dagli indici ISTAT.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per un calcolo preciso si consiglia di utilizzare il calcolatore messo a disposizione dal sito ISTAT (
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://rivaluta.istat.it/Rivaluta/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           https://rivaluta.istat.it/Rivaluta/
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            In fase di inserimento dati è importante ricordare che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il mese e l’anno di inizio rivalutazione sono quelli del provvedimento che dispone l’assegno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (o, nel caso di negoziazione assistita, la data di sottoscrizione dell'accordo),
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           mentre la decorrenza della rivalutazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (quindi il primo anno in cui l’assegno dovrà essere rivalutato)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           è quello successivo
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A titolo esemplificativo, nel caso in cui l’assegno di mantenimento, poniamo di €500,00 mensili, non sia mai stato rivalutato e sia stato disposto con una sentenza pubblicata nel gennaio 2024, per calcolare la corretta rivalutazione dovremmo impostare il calcolatore nel seguente modo:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’assegno da gennaio a dicembre 2024 sarà di €500,00 in quanto non soggetto a rivalutazione per il primo anno
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’assegno da gennaio a dicembre 2025 sarà di €506,50
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/14425d92/dms3rep/multi/Immagine.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ·        l’assegno da gennaio a dicembre 2026 sarà di €511,00
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/14425d92/dms3rep/multi/Immagine2.png" alt=""/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (n.b. in questo secondo calcolo si è lasciata quale base di partenza l'anno 2024 con importo €500 anche per il secondo anno di rivalutazione, in quanto sistema più rapido e semplice di calcolo. Alcuni professionisti avrebbero potuto preferire inserire il 2025 come anno di partenza e la somma rivalutata dall'anno precedente, €506,50, come importo. Di fatto la divergenza tra le due tecniche di calcolo è sull'ordine di pochi centesimi, pertanto trascurabile)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Per ottenere poi l’importo totale degli arretrati della rivalutazione monetaria sarà sufficiente moltiplicare la rivalutazione annuale per le dodici mensilità: (€6,50 x 12) + (€11,00 x 12) = €210,00.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si è voluto sottolineare tale aspetto perché capita spesso, soprattutto quando si debbano calcolare svariati anni di rivalutazione arretrata, che si inizi a far partire il conteggio dall’anno successivo alla pubblicazione della sentenza, perdendo così un intero anno di rivalutazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Rivalutazione e modifica dell’assegno: non sono la stessa cosa
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           È importante distinguere tra: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ○       
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           rivalutazione
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            : è automatica, legata all’inflazione, e non richiede di dimostrare che sono cambiate le condizioni economiche delle parti;
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ○       
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           modifica o revoca dell’assegno
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            : interviene quando, per fatti sopravvenuti (perdita del lavoro, malattia, aumento significativo del reddito, nuove famiglie, ecc.), l’importo originario non è più adeguato. In questo caso serve un
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           nuovo intervento del tribunale
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , su ricorso della parte interessata, e vanno provati i cosiddetti “giustificati motivi”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La rivalutazione, quindi,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non sostituisce
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la revisione dell’assegno: lo accompagna nel tempo per mantenerne il valore reale. Se le condizioni di vita cambiano davvero (in meglio o in peggio), occorre valutare una domanda di modifica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Obblighi di chi paga, diritti di chi riceve
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Chi è tenuto a versare l’assegno non deve limitarsi a pagare la cifra “storica” indicata nella sentenza: ha il dovere di
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           aggiornarla autonomamente
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , anno dopo anno, applicando il criterio di rivalutazione previsto (o, in mancanza di specificazioni, l’indice ISTAT FOI).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Chi riceve l’assegno, dal canto suo, ha diritto a: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             percepire
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            l’importo già rivalutato
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             , senza doversi attivare ogni volta;
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             chiedere il pagamento delle
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            differenze arretrate
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             se, negli anni, l’adeguamento non è stato applicato;
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             valutare, se le condizioni economiche sono cambiate in modo rilevante, una
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            richiesta di aumento
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             dell’assegno attraverso un ricorso per modifica delle condizioni.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cosa fare se l’assegno non è mai stato rivalutato
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nella pratica, capita spesso che l’assegno resti per anni allo stesso importo indicato nella sentenza, senza alcun adeguamento ISTAT. In questi casi, il beneficiario può: 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Far verificare i conteggi
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             : ricostruire, anno per anno, l’importo che sarebbe dovuto essere corrisposto, calcolando le differenze.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            Inviare una diffida scritta
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             (meglio tramite avvocato), chiedendo il pagamento degli arretrati per rivalutazione entro un termine preciso.
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;span&gt;&#xD;
          
             In mancanza di riscontro,
            &#xD;
        &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
            attivare un’esecuzione forzata
           &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , perché il provvedimento che stabilisce l’assegno è titolo esecutivo anche per le maggiorazioni dovute per legge.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Occorre tenere presente che le rate dell’assegno – e le relative differenze da rivalutazione –
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non sono esigibili all’infinito
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           si prescrivono in cinque anni
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            , decorsi il quali non è più possibile pretenderne il pagamento. È quindi necessario muoversi per tempo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La rivalutazione è un aspetto essenziale dell'assegno di mantenimento, in quanto può incidere pesantemente sull'importo mensile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , soprattutto in periodi di elevata inflazione, come avvenuto negli scorsi anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Nel caso ti serva assistenza tecnica esperta per il recupero degli arretrati,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           non esitare a contattarci.
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/14425d92/dms3rep/multi/immagine+articolo+rivalutazione.jpg" length="139064" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 11:15:20 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegalefabrispea.it/la-rivalutazione-istat-dell-assegno-di-mantenimento-un-aspetto-troppo-spesso-sottovalutato-e-dimenticato</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Divorzio, assegno divorzile e mantenimento dei figli: il Tribunale di Padova revoca l’assegno alla moglie e conferma l’assetto a tutela della minore</title>
      <link>https://www.studiolegalefabrispea.it/divorzio-assegno-divorzile-e-mantenimento-dei-figli-il-tribunale-di-padova-revoca-lassegno-alla-moglie-e-conferma-lassetto-a-tutela-della-minore</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Divorzio, assegno divorzile e mantenimento dei figli: il Tribunale di Padova revoca l’assegno alla moglie e conferma l’assetto a tutela della minore
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/14425d92/dms3rep/multi/unnamed+%281%29.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Con la sentenza n. 827/2024 il Tribunale di Padova ha deciso un giudizio di divorzio seguito dallo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Studio Legale Fabris Pea Brait
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , accogliendo le tesi difensive sostenute nel corso del procedimento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La vicenda riguardava due coniugi con una figlia minore, la cui separazione era già stata regolata con affidamento condiviso, collocamento prevalente della minore presso la madre, assegnazione della casa familiare alla stessa, contributo paterno al mantenimento della figlia, partecipazione alle spese straordinarie e corresponsione di un assegno mensile di €600,00 quale contributo al mantenimento della moglie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel giudizio di divorzio il Tribunale è stato chiamato a valutare, da un lato, la conferma o l’eventuale modifica delle condizioni relative alla figlia – affidamento, collocamento, assegnazione della casa familiare e mantenimento – e, dall’altro, la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile in favore dell’ex moglie. Quest’ultima chiedeva un significativo aumento dell’assegno, sino a €3.500,00 mensili, richiamando la lunga durata della relazione – comprensiva di una stabile convivenza prematrimoniale – e sostenendo di aver chiuso la propria attività di agenzia di viaggi a causa delle scelte familiari condivise.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Padova ha confermato integralmente l’assetto relativo alla figlia, ritenendo adeguato l’affidamento condiviso, conforme all’interesse della minore il collocamento prevalente presso la madre, legittima l’assegnazione della casa familiare e proporzionato alle condizioni economiche delle parti il contributo paterno al mantenimento, comprensivo della partecipazione alle spese straordinarie. La decisione ribadisce come, nelle controversie familiari, il criterio guida resti sempre l’interesse superiore del minore, da valutare in concreto alla luce delle sue esigenze e delle capacità economiche dei genitori.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Accogliendo le argomentazioni difensive sostenute nel giudizio seguito dallo Studio Legale Fabris Pea Brait, il Tribunale ha invece disposto la revoca dell’assegno riconosciuto in favore dell’ex moglie.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il Giudice ha applicato l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza secondo cui l’assegno divorzile non è più finalizzato a garantire la conservazione del tenore di vita matrimoniale, ma svolge una funzione assistenziale e perequativo-compensativa.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Ai fini del suo riconoscimento è quindi necessario accertare l’esistenza di un effettivo squilibrio economico tra gli ex coniugi e verificare che tale squilibrio sia conseguenza delle scelte di vita familiare condivise, comprese quelle eventualmente maturate durante una convivenza prematrimoniale stabile
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            .
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Occorre inoltre dimostrare che il coniuge richiedente non sia oggettivamente in grado di procurarsi mezzi adeguati, tenuto conto dell’età, delle competenze professionali e delle concrete possibilità di reinserimento nel mercato del lavoro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Nel caso concreto, il Tribunale ha ritenuto che la chiusura dell’agenzia di viaggi fosse riconducibile a scelte e difficoltà imprenditoriali personali e non a un sacrificio professionale imposto o concordato nell’interesse della famiglia
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           . Allo stesso tempo, non è emersa una reale impossibilità per l’ex moglie di reinserirsi nel mondo del lavoro, considerata la sua esperienza e le sue potenzialità professionali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La sola lunga durata della relazione, pur comprensiva della convivenza prematrimoniale – in linea con quanto affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 35385/2023 – non è stata ritenuta sufficiente a fondare il diritto all’assegno divorzile in assenza della prova concreta di rinunce professionali causalmente collegate alla vita familiare e dell’attuale condizione di non autosufficienza economica
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La decisione del Tribunale di Padova si inserisce nel solco dell’orientamento giurisprudenziale che richiede, nelle cause di divorzio, una ricostruzione puntuale della storia familiare e lavorativa delle parti, delle eventuali rinunce effettuate e del nesso tra tali scelte e lo squilibrio economico attuale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La sentenza conferma inoltre come, nelle controversie familiari, il mantenimento dei figli e l’assegnazione della casa familiare siano valutati prioritariamente in funzione dell’interesse del minore, mentre l’assegno divorzile richiede una prova rigorosa e specifica, non potendo fondarsi esclusivamente sulla disparità reddituale o sulla durata della relazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:10:54 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studiolegalefabrispea.it/divorzio-assegno-divorzile-e-mantenimento-dei-figli-il-tribunale-di-padova-revoca-lassegno-alla-moglie-e-conferma-lassetto-a-tutela-della-minore</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Posso trasferirmi in un’altra città con mio figlio senza il consenso dell’altro genitore?</title>
      <link>https://www.studiolegalefabrispea.it/posso-trasferirmi-in-unaltra-citta-con-mio-figlio-senza-il-consenso-dellaltro-genitore</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           Posso trasferirmi in un’altra citta' con mio figlio senza il consenso dell’altro genitore? La Cassazione chiarisce (Ord. n. 4110/2026)
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/14425d92/dms3rep/multi/pexels-photo-31173354.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dopo una separazione può nascere l’esigenza di cambiare città: un nuovo lavoro, il sostegno della propria famiglia di origine, la volontà di ricostruire un equilibrio personale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Quando però sono coinvolti figli minori, la domanda diventa inevitabile:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           è possibile trasferire la propria residenza con il bambino senza il consenso dell’altro genitore?
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 24 febbraio 2026, n. 4110
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           , ha affrontato proprio questo tema, offrendo indicazioni molto rilevanti per i genitori che si trovano in situazioni analoghe.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La vicenda riguardava una madre che aveva trasferito il figlio di pochi mesi, ancora allattato al seno, a oltre 600 km di distanza dal padre. Il trasferimento era avvenuto senza il consenso paterno e senza una preventiva autorizzazione del giudice.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La scelta era motivata dall’ottenimento di una borsa di ricerca universitaria e dalla possibilità di ricevere supporto dal nonno materno. Il padre si era opposto, ritenendo che tale decisione compromettesse il proprio diritto a mantenere un rapporto continuativo e significativo con il figlio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il Tribunale di Siracusa aveva disposto il rientro del minore nella città di origine, prevedendo che, in caso contrario, il collocamento potesse avvenire presso il padre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte d’Appello di Catania, invece, ha riformato la decisione, revocando l’ordine di rientro e confermando l’affidamento condiviso con collocamento del minore presso la madre nella nuova città.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La questione è quindi giunta in Cassazione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           La Corte ha confermato la decisione della Corte d’Appello, ribadendo un punto essenziale: la scelta della residenza abituale del minore costituisce una decisione di maggiore interesse e deve essere assunta di comune accordo tra i genitori. In caso di disaccordo, è il giudice a dover decidere.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che non esiste un automatismo che imponga sempre il rientro del minore nel luogo di origine quando il trasferimento sia avvenuto senza consenso.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il criterio guida resta uno solo:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il superiore interesse del minore, da valutare in concreto
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel farlo, il giudice deve considerare l’età del bambino, la qualità del legame con ciascun genitore, le reali motivazioni del trasferimento e la possibilità di garantire comunque una relazione significativa con il genitore che rimane nella città di origine.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            La Corte ha inoltre ribadito che
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           il principio di bigenitorialità non coincide con una perfetta parità matematica dei tempi di permanenza, ma con la concreta possibilità per il minore di mantenere un rapporto stabile, autentico e continuativo con entrambi i genitori
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Nel caso specifico, la tenerissima età del bambino, il forte legame con la madre e l’assenza di intenti punitivi hanno portato a ritenere legittimo il mantenimento del collocamento nella nuova città, pur garantendo un coinvolgimento significativo del padre.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Trasferirsi con un figlio senza accordo non significa automaticamente perdere il collocamento, ma nemmeno consente di “cristallizzare” il fatto compiuto. Ogni situazione viene valutata nel dettaglio, alla luce delle esigenze concrete del minore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un trasferimento deciso senza una preventiva valutazione giuridica può comportare conseguenze importanti, come la modifica del collocamento, una diversa regolamentazione dei tempi di frequentazione o l’avvio di procedimenti urgenti davanti al Tribunale competente.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Per questo motivo,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
           sia il genitore che intenda trasferirsi sia quello che subisca una decisione unilaterale dovrebbero valutare attentamente la propria posizione prima di compiere passi difficilmente reversibili
          &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           .
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Questa decisione è particolarmente rilevante anche per chi vive nel territorio di Vicenza, Mestre e Venezia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Lo Studio assiste genitori nei procedimenti di separazione e affidamento, nonché nei contenziosi relativi al trasferimento della residenza del minore, davanti ai Tribunali del Veneto.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ogni vicenda familiare presenta caratteristiche specifiche e richiede un’analisi attenta, orientata alla tutela concreta del minore e al rispetto del principio di bigenitorialità.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In presenza di un progetto di trasferimento o di un trasferimento già avvenuto senza consenso, è opportuno esaminare tempestivamente il caso per individuare la strategia più adeguata.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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      <pubDate>Mon, 02 Mar 2026 11:40:18 GMT</pubDate>
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